Cade a Pezzi Sant’Agostino alla Zecca

Campanile e "frammenti"Ecco come la natura ha la meglio sulla Napoli vittima dell’incuria. Gran parte del nostro patrimonio storico versa in condizioni pietose e la chiesa di Sant’Agostino alla Zecca, bellissima testimonianza architettonica nel nostro centro antico, nascosta in uno strettissimo (ed ora indegno) vicoletto di Forcella, è forse uno dei simboli indiscussi di questo più volte denunciato degrado. Ieri, dal campanile di questo “tempio” dalle dimensioni notevoli (uno dei più grandi di Napoli), si è staccato un grosso pezzo di piperno, frantumandosi in più pezzi al contatto con il suolo, fortunatamente senza causare danni a persone.

L’edificio di culto voluto da Carlo I d’Angiò, nel lontano 1259, chiuso definitivamente dal terremoto del 1980, è stato più volte al centro di polemiche per mancanza di fondi, ambigue promesse e furti. L’indifferenza, se non l’incompetenza dei “piani alti” non permette di prendere una posizione definitiva per combattere l’incuria che distrugge i nostri monumenti, e gli stessi Napoletani (o meglio: una buona parte di essi) non si sentono ancora troppo “coinvolti” in questa causa, per non parlare di quelli che per primi distruggono il nostro patrimonio.

BONDI E LE PROMESSE NON MANTENUTE – La chiesa fa parte del Fondo edifici, istituito presso il ministero dell’Interno. Nel 2008 l’ex ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, si era impegnato con il premier Berlusconi, nel garantire il restauro della basilica. «Siamo lieti di poter contribuire – aveva detto Bondi il 13 novembre di quattro anni fa – al restauro di un chiesa così significativa per la città di Napoli». Dopo uno stanziamento di 1 milione e 600 mila euro necessari alla messa in sicurezza del tetto e della facciata, non seguirono altri fondi e i lavori sono stati sospesi.In precedenza era stato il ministro Giuliano Urbani ad annunciare finanziamenti necessari alla riapertura del sito religioso.

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