Funiculì Funiculà! Ma Anche No…

stazione cook

La stazione nel 2008, appena restaurata.

Fu il primo impianto del genere al mondo a risalire un vulcano attivo. Ispirò la celeberrima canzone che da il titolo a questo post. La funicolare vesuviana rappresentava un’opera avveniristica e di grande rilevanza turistica, ma inevitabilmente costosa da costruire e mantenere, tenendo presente anche la diversa attività -più frequente- che caratterizzava il Vesuvio di quell’epoca.

In una storia costellata da alti e bassi, l’ultimo impianto di risalita, una seggiovia, venne chiuso definitivamente nel 1984 per alcuni disagi “naturali”, dopo circa 30 anni di onorato servizio e 100.000 (fortunati) passeggeri.

Nel 2009, con l’allora governatore Bassolino, si tentò di riportare in vita il sogno ormai quasi dimenticato, quello di una funivia, di un binario, o un mezzo di trasporto in grado di sfidare il vulcano, scalandolo fin sopra il gran cono, come succedeva in passsato, con tanto (e qui la novità) di fermate intermedie, passando anche per l’Osservatorio Vesuviano. Con il recupero della stazione Cook, storico edificio legato alle vicende della funicolare, il sogno stava per tornare realtà; ma è ormai chiaro che, a 2 anni dal restauro, il progetto risulta abbandonato, e lo stesso edificio riportato alla sua dignità passata risulta ormai in stato di degrado ed alla mercé di vandali; doveva ospitare un museo legato alla funicolare, ma attualmente è adibito all’indegno compito di magazzino.

63 milioni di Euro (forse) buttati nella latrina, ennesimo fallimento di un territorio che con il turismo potrebbe camparci a vita, come ha sempre fatto in tutta la sua storia. Inoltre, se già con il poi-disastroso Bassolino questo sogno aveva cominciato a sbiadirsi, con la distruttiva venuta di Caldoro è probabile che il ritorno della funiculì funiculà non avverrà presto.

Leggendo la storia di questo invidiato impianto, è impossibile non notare quante volta sia stato distrutto proprio dalle eruzioni del Vesuvio, per poi venire ricostruito in pochissimi anni e tornare a funzionare. Per la serie, si stava meglio quando si stava peggio, perché la lentezza della burocrazia italiana di oggi ne avrebbe impedito la ricostruzione anche se tutti i fondi fossero stati disponibili, senza contare che è proprio la burocrazia, almeno secondo Ugo Leone, presidente del Parco Nazionale del Vesuvio, una delle possibili cause di questo fallimento…

[…] I TEMPI TECNICI E QUELLI BUROCRATICI – Una pietra tombale sulle ambizioni del trenino? «Vede – risponde pacatamente Leone – I fratelli Cook realizzarono il loro progetto in due anni, e quando ci fu l’eruzione del Vesuvio, dopo altri due anni erano di nuovo in servizio. I tempi tecnici sono questi, poi purtroppo ci sono i tempi burocratici-politici-finanziari. La vandalizzazione rende ancora più dolorosa la situazione attuale, la stazione – conclude – è un grande contenitore, adesso meno bello di prima, che ha un difetto. Si è fatto un bel restauro in assenza di una preventiva destinazione d’uso». […]

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